Il fatto
La Regione Lombardia ha dato il via al percorso per istituire la ZIS (Zona Industriale Semplificata) agroalimentare nella zona della Lombardia Orientale. In pratica, chi vuole aprire un'azienda in questi settori avrà procedure burocratiche accelerate e incentivi per insediarsi più velocemente.
La storia
Immaginate la scena. Ti svegli alle sei, prendi la macchina per andare a lavorare o per portare i figli a scuola e ti ritrovi incastrato in un ingorgo che non finisce mai. Guardi fuori dal finestrino e vedi che, dove prima c'era un prato o un campo di mais, è spuntato l'ennesimo capannone di metallo, grigio, senza un albero intorno, che sembra sia caduto dal cielo durante la notte.
Poi senti al telegiornale o leggi sul giornale che è "sviluppo". Sviluppo per chi? Per chi vive qui, per noi che respiriamo quest'aria e calpestiamo questo asfalto, lo sviluppo spesso significa solo più camion che sfrecciano sotto casa, più rumore e meno spazio per respirare. Hai capito bene: ci dicono che è un bene per l'economia, ma a noi non hanno chiesto se preferivamo un parco o una strada meno intasata.
Il bresciano medio sa come funziona. Ti dicono che "il territorio cresce", ma la verità è che il territorio viene mangiato. Un pezzetto qui, un pezzetto là, e a forza di "semplificare" le procedure per i grandi, ci ritroviamo a vivere in un unico, immenso capannone a cielo aperto, dove l'unica cosa che cresce davvero è l'ansia di non arrivare in tempo al lavoro perché c'è un altro TIR che blocca l'incrocio.
Chi paga, chi incassa
Te lo spiego io come funziona questo giro. Da una parte ci sono i decisori, quelli che siedono in uffici climatizzati a Milano o nei palazzi del potere, e decidono che la "Lombardia Orientale" è il posto perfetto per questa ZIS. Per loro è un segno sulla mappa, un obiettivo raggiunto, un dato statistico da mettere nel report di fine anno per dire che hanno attratto investimenti. Qualcuno ha già deciso per noi che il nostro modo di vivere il territorio deve piegarsi alle esigenze di chi vuole costruire velocemente.
Poi ci sono gli investitori. Quelli che incassano. Loro vedono la "semplificazione" come un regalo. Meno burocrazia significa che possono costruire più in fretta, spendere meno in consulenze per i permessi e mettere in piedi la loro fabbrica in tempi record. Per loro è un affare d'oro: arrivano in un territorio che produce già, sfruttano le infrastrutture che ci sono (e che sono già al collasso) e iniziano a fatturare.
E poi ci siamo noi. Quelli che pagano. Ci tocca ancora una volta fare da cornice a questi progetti. Paghiamo con la qualità dell'aria, paghiamo con il valore delle nostre case che magari si trovano accanto a un nuovo centro logistico, paghiamo con il tempo perso nel traffico. Ancora noi a dover gestire l'impatto reale di decisioni prese per favorire chi ha i capitali.
Non è normale che "semplificare" significhi quasi sempre "togliere controlli" o "accelerare senza chiedere". Se l'obiettivo fosse davvero il benessere della comunità, la semplificazione riguarderebbe i servizi per i cittadini, non i permessi per chi vuole cementificare. Invece, il meccanismo è sempre lo stesso: l'incentivo va a chi investe, il disagio va a chi abita.
Eppure basterebbe sedersi a un tavolo con chi quel territorio lo vive ogni giorno. Basterebbe chiedersi: "Ma in questa zona abbiamo davvero bisogno di un altro polo industriale o avremmo più bisogno di una strada decente, di un asilo nido o di proteggere l'ultimo campo che resta?". Ma fare così richiederebbe tempo, e il tempo è denaro per chi deve incassare.
Quindi, mentre loro festeggiano l'avvio del percorso per la ZIS, noi restiamo qui a chiederci quando diventerà "semplice" anche avere un quartiere silenzioso o un'aria pulita. Perché la burocrazia che tagliano non è quella che ci ostacola, è quella che, in teoria, dovrebbe servire a evitare che il territorio diventi un ammasso di cemento senza anima.
E allora?
Siamo davvero convinti che l'unico modo per stare bene sia aggiungere un altro capannone, a patto che sia "agroalimentare"? Chi ha deciso che questo è l'unico sviluppo possibile per Brescia e provincia?
Vogliamo continuare a fare i comparsi in un film dove gli altri decidono dove costruire e noi dobbiamo solo accettare il traffico, o iniziamo a chiederci chi sta davvero guadagnando da questa "semplificazione"?