Il fatto

Il piano di riqualificazione urbana prevede nuovi assi pedonali, piste ciclabili e la "visione" di un centro città più verde. I milioni sono stati stanziati, i rendering mostrano alberi dove ora c'è l'asfalto e piazze illuminate che sembrano uscite da un catalogo di design svedese.

La storia

Te lo spiego io come funziona. Tu esci di casa alle sette di mattina, magari lavori in zona industriale o devi portare i figli a scuola. Hai presente quella strada che prima percorrevi in cinque minuti? Ecco, ora è diventata un labirinto di transenne arancioni, deviazioni senza senso e cartelli che cambiano ogni due giorni. Sogni e visioni, dicono loro. Ma i sogni non ti aiutano a trovare un posto per l'auto quando devi andare a fare una visita in sanita o a comprare il pane.

Prendi il caso di chi vive in centro o nelle zone limitrofe. Gente che ha pagato il mutuo per una vita intera per avere un angolo di città a cui chiamare "casa". Ora si svegliano e scoprono che la loro strada è diventata un esperimento urbanistico. Non è che siamo contro il verde, per carità, ma è che sembra che queste "visioni" siano state disegnate da qualcuno che la città la guarda dall'alto di un ufficio, magari con un drone, senza mai aver provato a fare manovra con un furgone in un vicolo di Brescia.

Chi paga, chi incassa

Qui arriviamo al punto. Chi è che ha deciso per noi? Qualcuno, in qualche ufficio climatizzato, ha guardato una mappa e ha deciso che quella strada doveva sparire e quell'altra doveva diventare una pista ciclabile, anche se poi ci passano solo due persone al giorno e tre monopattini abbandonati in mezzo al marciapiede. Qualcuno ha già deciso per noi che il nostro modo di muoverci è sbagliato, senza però darci l'alternativa concreta.

Ora, chiediamoci: chi incassa? Incassano le ditte che vincono gli appalti per spostare un cordolo di cemento da destra a sinistra per sei mesi, costando migliaia di euro di manutenzione. Incassano quelli che vendono i progetti di "architettura sostenibile" che stanno bene sulle riviste, ma che nella pratica creano solo nuovi imbuti di traffico che spostano il problema di due isolati più in là.

E chi paga? Ancora noi. Paghiamo con le tasse che finanziano queste opere, certo, ma paghiamo soprattutto con il tempo. Il tempo che perdi nel traffico perché una via è chiusa per una "visione" che non finisce mai. Paghiamo con lo stress di chi deve consegnare una merce e non sa dove scaricare. Paghiamo con il commerciante di quartiere che vede i clienti sparire perché "tanto in centro non si può più arrivare".

Non è normale che per fare un lavoro di riqualificazione ci vogliano anni, con i cantieri aperti che diventano parte del paesaggio urbano. Ci tocca abituarci a vivere in un eterno cantiere, mentre ci raccontano che tutto questo serve per il nostro bene. Ma il bene di chi? Di chi vive la città ogni giorno o di chi vuole mettere un progetto prestigioso nel curriculum per poi andare a lavorare a Milano o all'estero?

Eppure basterebbe una cosa semplicissima: chiedere a chi quella strada la percorre ogni giorno. Basterebbe fare un sopralluogo con un cittadino qualunque, uno di quelli che ha i calli sulle mani o che passa tre ore al volante, invece di fidarsi solo di un software di simulazione del traffico che non tiene conto della realtà bresciana.

E allora?

Le visioni sono belle, ma noi abbiamo bisogno di strade che funzionino, di parcheggi che esistano e di una sanita raggiungibile senza dover fare un safari tra le transenne. Siamo pronti a scambiare la nostra quotidianità con un rendering colorato?

La domanda è semplice: vogliamo continuare a essere i comparse di un sogno che non è il nostro, o vogliamo che qualcuno inizi a guardare la città con gli occhi di chi ci vive davvero?

[twitter_description]Nuove piazze e piste ciclabili, ma chi paga il prezzo in termini di tempo e stress? Te lo spiego io chi decide per noi e chi incassa i soldi dei cantieri. #Brescia #BastaCosì