Il fatto

Il 32° Trofeo Valle delle Cartiere – Memorial Claudio Brighenti si è chiuso a Toscolano Maderno. Ha vinto l'imbarcazione ITA 11 S&YOU nella Classe Fun, con Paolo Masserdotti al timone, seguita da Dulcis Banana e Wanderfun.

La storia

Immaginate la scena. Siete lì, a Toscolano, magari con un panino in mano e il vento che vi sbatte in faccia. Guardate l'acqua e vedete queste barche bellissime, bianche, lucide, che scivolano veloci. C'è chi studia la "termica da sud", chi parla di "centratura della barca" e di "nuove vele North". Roba da esperti, roba di chi ha il tempo e i soldi per stare in mezzo al lago a giocare con il vento.

È un mondo a parte. Mentre noi ci chiediamo se il prezzo del parcheggio sia salito ancora o se ci sia traffico per arrivare a Riva, loro discutono di "strategia e lettura del campo". È tutto molto elegante, molto coordinato. C'è l'equipaggio affiatato, il prodiere giovane e scattante, il timoniere che sa esattamente dove andare. Un meccanismo perfetto, quasi chirurgico.

E poi c'è l'atmosfera. Quella tipica delle regate dove l'agonismo si mescola al piacere di stare in un club esclusivo. Si parla di "rinnovata vitalità" della Classe Fun, di campioni italiani, di podi e trofei. Tutto molto bello, se siete voi a stare su quella barca. Ma per chi sta a terra, resta la sensazione di guardare una vetrina di un negozio dove i prezzi non sono scritti, ma sai già che non puoi permetterteli.

Chi paga, chi incassa

Ora, fermiamoci un attimo e ragioniamo. Te lo spiego io come funziona questa giostra. Leggendo i nomi degli sponsor, saltano fuori hotel a quattro e cinque stelle, resort di lusso, camping di fascia alta, laboratori per matrimoni di quelli costosi. Hai capito bene: è un ecosistema chiuso. Chi ha i soldi per l'imbarcazione frequenta l'hotel a cinque stelle, che a sua volta sponsorizza l'evento per attirare altri clienti che hanno i soldi per l'imbarcazione.

Qualcuno ha già deciso per noi che questo è il modo di valorizzare il territorio. Ci dicono che è "cultura nautica", che è "sport". Certo, lo sport è bello, ma qui siamo in un altro campionato. Qui si parla di "Classe Fun", ma il divertimento costa caro. Le vele nuove, la manutenzione, l'iscrizione alle regate, i trasferimenti... non sono spese per chi deve arrivare a fine mese.

Eppure basterebbe spostare l'attenzione. Invece di celebrare solo chi "domina con autorevolezza" su un monotipo costoso, perché non si parla di come rendere questo lago accessibile a tutti, e non solo a chi può permettersi un equipaggio "esperto e affiatato"? Ancora noi, i cittadini comuni, a fare da sfondo a una sfilata di yacht che serve più a fare marketing per i resort di Riva che a promuovere lo sport per i giovani bresciani.

Il conflitto è qui: da una parte c'è chi incassa attraverso l'immagine del "lusso sportivo" sul Garda, dall'altra c'è un territorio che viene usato come cornice per eventi d'élite. Il lago è di tutti, ma le regate di questo tipo sembrano dire che il vento soffia meglio per chi ha il portafoglio gonfio. Ci tocca accettare che il "Memorial" diventi un'occasione per fare networking tra imprenditori e hotelieri, mentre la "vitalità" della classe riguarda solo chi può permettersi di entrarci.

Non è normale che l'unica notizia sia chi è arrivato primo e secondo, come se fosse l'unica cosa che conta. Conta invece quanto di tutto questo ricade davvero sulla comunità locale, oltre al traffico che si crea nei weekend di gara. Perché tra un "brillante secondo posto" e una "conduzione autorevole", qualcuno sta facendo molti soldi, ma non sono certo i nostri.

E allora?

Siamo contenti per i vincitori, certo, complimenti a Masserdotti e agli altri. Ma a noi, che viviamo questo territorio ogni giorno, cosa resta di queste regate? Solo il rumore di un mondo che gira velocissimo, ma che non ci aspetta mai?

Il lago è un bene comune o è diventato il campo da gioco privato di chi può permettersi le vele migliori?