Il fatto
Lunedì 13 aprile, il presidente della Commissione Istruzione del Comune ha accolto in Palazzo Loggia circa quaranta studenti dell'istituto IES Cornelio Balbo di Cadice, insieme ad alcuni ragazzi del liceo Leonardo di Brescia, per uno scambio internazionale che durerà fino al 18 aprile.
La storia
Immaginate la scena. I corridoi lucidi della Loggia, l'aria condizionata, le poltrone comode della sala del Consiglio e i rappresentanti del Comune che sorridono per la foto di rito. È l'immagine della "città aperta", quella che accoglie il mondo, che parla di interculturalità e di visione europea. I ragazzi spagnoli girano per Brescia, scoprono le nostre piazze, fanno amicizia con i nostri studenti. Tutto bellissimo, davvero.
Poi però usciamo da quel palazzo. Provate a fare un giro per le scuole della periferia, quelle dove i ragazzi non vanno a fare "scambi internazionali" ma lottano per trovare un banco che non traballi o una finestra che si chiuda d'inverno. Lì, tra i muri scrostati e i riscaldamenti che vanno a intermittenza, l'idea di "benessere scolastico" sembra quasi una barzelletta raccontata da qualcuno che non ha mai messo piede in un'aula vera negli ultimi dieci anni.
Te lo spiego io: non c'è nulla di male nell'accogliere degli studenti stranieri. Anzi, è fondamentale. Il problema è quando queste visite diventano l'unico modo per dire che "l'istruzione funziona". Si organizza l'evento, si scatta la foto, si scrive il comunicato stampa che parla di "partecipazione consapevole" e poi, appena l'ultima delegazione risale sul bus per tornare a Cadice, si torna a ignorare che le nostre scuole cadono a pezzi.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il punto. Chi paga per tutto questo? Non parlo solo dei soldi per l'organizzazione, che saranno briciole nel bilancio comunale. Parlo del prezzo che paghiamo noi in termini di priorità. Qualcuno ha già deciso per noi che è più importante l'immagine di Brescia "città europea" che la manutenzione straordinaria dei laboratori di informatica o l'assistenza psicologica reale per i nostri ragazzi, quella che non sta scritta in un programma di scambio ma che serve ogni santo giorno.
Chi incassa? Incassano i soliti: chi deve fare curriculum, chi deve mostrare che "si muove", chi deve dare l'idea di una gestione moderna e inclusiva. È facile parlare di "salute mentale" e "sicurezza online" durante un ricevimento in Comune, dove tutto è sotto controllo e l'atmosfera è cordiale. È un'altra cosa parlare di salute mentale quando un ragazzo bresciano non ha un supporto concreto perché i servizi sono intasati o inesistenti.
Hai capito bene: ci vendono l'interculturalità come un prodotto di marketing. "Guardate come siamo aperti!", dicono. Eppure basterebbe un briciolo di onestà per ammettere che mentre accogliamo con i tappeti rossi chi viene da fuori, lasciamo che chi studia qui dentro si accontenti di strutture che sembrano uscite dagli anni Settanta. Non è normale che l'eccellenza venga mostrata solo in Loggia e non nelle aule dove i nostri figli passano otto ore al giorno.
Ci tocca, ancora una volta, accettare questo modo di fare politica: l'evento che copre il vuoto. Si parla di "partecipazione democratica" davanti a quaranta ragazzi spagnoli, ma poi quella democrazia sparisce quando si tratta di decidere come investire i soldi per rendere le scuole luoghi sicuri e moderni per tutti, non solo per chi è di passaggio per una settimana di turismo educativo.
Ancora noi, a guardare le foto dei sorrisi istituzionali mentre i nostri insegnanti devono fare i miracoli con due gessi e una lavagna che non cancella più. È questo il "confronto" che volevano promuovere? Il confronto tra la bellezza della Loggia e la realtà di una scuola che arranca?
E allora?
Siamo contenti per i ragazzi di Cadice e per quelli del Leonardo, perché l'amicizia tra giovani è l'unica cosa che conta davvero. Ma a noi, che restiamo qui, viene da chiedere: quando smetteremo di confondere l'accoglienza di una delegazione con l'investimento nell'istruzione?
Vogliamo ancora essere la città che sorride per le foto, o vogliamo finalmente essere la città che mette i soldi dove serve, prima che l'unica cosa "internazionale" delle nostre scuole sia la polvere che copre i vecchi computer?