Il fatto
Il Comune di Brescia ha rinnovato per altri tre anni l'accordo con associazioni come Anteas e Auser. Circa sessanta volontari, gli "assistenti civici", controlleranno 35 parchi cittadini (tra cui Gallo, Ducos, Castelli e Pescheto) da aprile a ottobre, in fasce orarie precise, per segnalare degrado e illegalità alle forze dell'ordine.
La storia
Provate a pensarci un attimo. Immaginate di portare i vostri figli al parco o di fare due passi dopo il lavoro per staccare la spina. Arrivate lì e cosa trovate? Magari una panchina sfasciata, un sacco di spazzatura abbandonato proprio dove giocano i bambini, o qualcuno che decide che quel prato pubblico è il suo salotto privato per fare cose che non si possono fare in pubblico. Hai capito bene: arrivi nel posto che dovrebbe essere il polmone della città e ti senti a disagio.
E allora cosa succede? Invece di trovare una pattuglia, un vigile o un dipendente comunale che faccia il suo mestiere, trovate il signor Mario o la signora Maria. Persone in pensione, con il cuore d'oro e la voglia di aiutare, con un gilet con scritto "Assistente Civico" e un tesserino in tasca. Gente che non ha poteri, non può arrestare nessuno, non può nemmeno multare chi sporca, ma deve stare lì, a fare da "occhi" per conto di chi dovrebbe gestire la città.
È una scena che ormai a Brescia ci sembra normale. Ci diciamo: "Meno male che c'è chi lo fa gratis", "Che belle queste persone che si prendono cura del quartiere". Certo, è bellissimo che ci sia la solidarietà, ma fermiamoci un secondo a riflettere. Non è normale che per avere un minimo di decoro in un parco pubblico ci si debba affidare a chi ha già dato trent'anni di lavoro e ora, nel tempo libero, deve fare il controllore per non far andare tutto a rotoli.
Chi paga, chi incassa
Qui arriviamo al punto. Te lo spiego io come funziona questo giro. Da una parte abbiamo il Comune che si congratula per la "proficua collaborazione". Bellissima parola, "collaborazione". Suona bene nei comunicati stampa, fa sembrare tutto un grande abbraccio comunitario. Ma se scavi un po', scopri che questa collaborazione è l'unico modo che hanno trovato per coprire i buchi di un servizio che dovrebbe essere garantito.
Chi paga? In questo caso, non si paga con i soldi, ma con il tempo e la salute dei volontari. Ci tocca, ancora una volta, accettare che i servizi essenziali vengano delegati a chi non chiede nulla in cambio. Se domani queste associazioni decidessero di incrociare le braccia, che succederebbe? I 35 parchi diventerebbero terra di nessuno in meno di ventiquattr'ore. Questo significa che la sicurezza e la manutenzione non sono più un diritto garantito dall'amministrazione, ma un "favore" che i cittadini fanno ai cittadini.
E chi incassa? Incassa chi siede negli uffici e può scrivere nel report di fine anno che "il presidio del territorio è stato garantito" e che "le aree verdi sono state monitorate". Incassano in termini di immagine, perché possono dire di aver risolto il problema della sicurezza senza dover assumere nuovo personale, senza dover potenziare la Polizia Locale e senza dover spendere un euro in più di stipendi e contributi.
Qualcuno ha già deciso per noi che il modello di gestione della città è questo: meno dipendenti, più volontari. Ma il volontariato nasce per fare cose extra, per aggiungere valore, per aiutare chi è in difficoltà. Non nasce per sostituire lo Stato o il Comune. Quando il volontario diventa l'unico presidio contro il vandalismo e l'abbandono dei rifiuti, non stiamo più parlando di solidarietà, ma di un trasferimento di responsabilità.
Eppure basterebbe avere un piano di manutenzione serio, squadre di operai che intervengono subito quando una panchina si rompe e un presidio di sicurezza professionale che non debba "segnalare l'anomalia" sperando che qualcuno arrivi, ma che possa intervenire e sanzionare sul momento. Invece preferiamo il gilet giallo e la condotta "pacata". Perché la condotta pacata non costa nulla, non crea problemi sindacali e non pesa sul bilancio.
Siamo onesti: è un modo comodo per gestire la città. Si sposta il peso della sorveglianza sulle spalle di chi ha più di sessant'anni, si ringrazia pubblicamente per la loro generosità e intanto si continua a risparmiare su ciò che conta davvero. È un gioco dove chi ha il potere decide che il servizio pubblico può essere fatto "a costo zero", a patto che ci sia qualcuno disposto a farsi carico del lavoro sporco.
E allora?
Siamo davvero contenti di vivere in una città dove la nostra tranquillità al parco dipende dalla disponibilità di un pensionato volontario? Vogliamo continuare a chiamare "successo" un accordo che conferma l'assenza di un servizio pubblico efficiente?
Fino a quando saremo disposti ad accettare che il bene comune sia gestito come un hobby?