Il fatto

Il 6 aprile torna la 49esima edizione di "Of e salam ai morcc en camp". Un appuntamento storico che porta le persone fuori dalle mura cittadine per riscoprire i sapori e i dialetti della nostra terra, tra uova, salami e camminate nei campi.

La storia

Immaginate la scena. Ti svegli, ti metti gli scarponi che prendono polvere in garage da mesi e ti carichi in macchina con la famiglia. Vai in campagna, senti l'odore della terra bagnata, mangi un pezzo di salame che sa di vero e provi a spiegare a tuo figlio che un tempo si viveva così. È un momento bello, caldo, che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande di un centro commerciale o di un ufficio climatizzato.

Ma mentre camminiamo in fila indiana tra i solchi, guardandoci intorno con nostalgia, non possiamo fare a meno di notare che tutto intorno è cambiato. I campi sono ancora lì, certo, ma quanti di quei muretti a secco sono crollati? Quante strade vicinali sono diventate impraticabili perché nessuno ci passa più se non per queste feste? Ci piace giocare a fare i contadini per un pomeriggio, ma poi torniamo in città e dimentichiamo che quella terra è l'unica cosa che abbiamo di solido.

È la classica domenica bresciana: ci riprendiamo un pezzetto di identità con un panino in mano, ci facciamo due risate in dialetto e poi, lunedì mattina, torniamo a ignorare completamente da dove viene quello che mangiamo e chi è che gestisce il territorio che abbiamo appena calpestato.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto. Te lo spiego io come funziona. Da un lato abbiamo queste bellissime iniziative che tengono in vita la memoria. Sono fondamentali, non c'è dubbio. Ma dall'altro lato c'è un vuoto che fa paura. Mentre noi festeggiamo la 49esima edizione, qualcuno ha già deciso per noi che l'agricoltura di prossimità non è più "efficiente". Hai capito bene: non è più efficiente.

Chi incassa in questa storia? Chi vende prodotti confezionati in fabbriche a chilometri di distanza, che imitano il sapore del salame di una volta ma che non hanno nulla a che fare con la nostra terra. Chi incassa è chi specula sul "marchio" della tradizione, vendendoci l'idea della campagna mentre, nei fatti, lascia che i piccoli produttori locali soffochino tra burocrazia e costi insostenibili.

E chi paga? Ancora noi. Paghiamo con la perdita di un sapere che non si impara in un libro, ma stando in mezzo al fango. Paghiamo ogni volta che vediamo un campo abbandonato diventare una discarica a cielo aperto perché non c'è più nessuno che abbia i mezzi per curarlo. Ci tocca accettare che la "tradizione" diventi un evento annuale, una sorta di parco giochi per nostalgici, invece di essere una realtà economica viva e sostenibile ogni singolo giorno dell'anno.

Non è normale che per vedere un "morcc" (un contadino) in campo dobbiamo aspettare il 6 aprile. Non è normale che la cura del territorio sia delegata a qualche volontario o a chi ha ancora la forza di lottare contro un sistema che preferisce il cemento o l'abbandono alla fatica della terra. Qualcuno decide dall'alto quali aree proteggere e quali lasciare marcire, senza chiedere a chi quel territorio lo vive e lo respira.

Eppure basterebbe un minimo di attenzione. Basterebbe smettere di considerare la campagna come il "retrobottega" della città o come un museo a cielo aperto dove andare a fare le foto la domenica. Basterebbe dare valore reale, economico e sociale, a chi decide di restare nei campi tutto l'anno, non solo quando c'è da servire i salami ai visitatori.

Il conflitto è semplice: da una parte c'è l'amore per le nostre radici, dall'altra c'è un'organizzazione del territorio che spinge verso l'omologazione. Noi siamo nel mezzo, a mangiare uova sode e a chiederci perché, nonostante tutte queste feste, i giovani non abbiano più voglia (o possibilità) di lavorare la terra di loro nonni.

E allora?

Andate al 6 aprile, mangiate i salami, ridete in dialetto e godetevi la giornata. Ma mentre camminate, guardatevi intorno e chiedetevi: cosa resterà di tutto questo tra altri 50 anni?

Saremo ancora qui a festeggiare una tradizione che è diventata solo un ricordo, o avremo il coraggio di pretendere che la nostra terra torni a essere un luogo di vita e non solo una meta per gite domenicali?

[og_title]Of e salam ai morcc: festa o nostalgia? [og_description]Il 6 aprile tornano uova e salami in campagna. Ma basta un evento all'anno per salvare le nostre radici? [twitter_title]Of e salam ai morcc: tra fango e dimenticanze [twitter_description]Tornano le uova e i salami in campagna il 6 aprile. Ma chi paga il prezzo dell'abbandono del nostro territorio? Te lo spiego io. #Brescia #Territorio #Tradizioni [image_prompt]A realistic photojournalistic shot of a group of ordinary people in their 50s and 60s, wearing casual country clothes and boots, walking through a muddy field in the Brescian countryside. Some are eating slices of salami from a paper wrap. Overcast spring sky, authentic rural Italian atmosphere, no text. [tags]tradizioni,campagna,brescia,territorio,agricoltura[/tags] [category]territorio[/category]