Il fatto
Il turismo invernier bresciano chiude la stagione con numeri da record e "tutto esaurito", spinto anche dall'effetto Olimpiadi. Ma la realtà è che la neve naturale è sparita, sostituita da un sistema di innevamento artificiale che divora acqua ed energia per tenere aperti gli impianti.
La storia
Provate a pensarci un attimo. Una volta, quando eravamo piccoli, si aspettava che nevicasse. Se cadeva la neve, si partiva; se non cadeva, si faceva altro. Era semplice, era la natura. Oggi no. Oggi andiamo in montagna e troviamo il prato bianco, ma se guardate bene, quella non è neve: è un prodotto tecnico. È ghiaccio spruzzato da cannoni che fanno un rumore infernale giorno e notte, mentre noi ci convinciamo che sia ancora "vacanza in quota".
Prendete il classico weekend in famiglia. Pagate lo skipass a prezzi che ormai ricordano quelli di un volo intercontinentale, pagate il parcheggio, pagate il rifugio. E mentre scendete su quella lastra di ghiaccio artificiale, vi dicono che è stata un'ottima annata. Sì, ottima per chi? Per chi ha venduto il biglietto, sicuramente. Ma per chi vive lassù, per chi vede il bosco secco e il torrente che scompare per alimentare i cannoni, la storia è un'altra.
Siamo arrivati al punto che non ci chiediamo più se ci sia la neve, ma se ci sia abbastanza corrente elettrica e acqua per "fabbricarla". Hai capito bene: stiamo cercando di trasformare le nostre montagne in un parco giochi climatizzato, ignorando che il clima è cambiato e che questo modello sta andando a sbattere contro un muro.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il bello, o meglio, il brutto. Te lo spiego io come funziona. Da una parte ci sono i numeri di Federalberghi, i giri d'affari da miliardi di euro, le note stampa che parlano di "solidità della domanda". Questi sono quelli che incassano. Per loro, finché il turista arriva e paga, il sistema regge. Il fatto che la montagna stia morendo è un dettaglio tecnico che si risolve comprando un cannone da neve più potente.
Ma poi c'è l'altra faccia della medaglia. Chi paga per mantenere in piedi questo sogno di plastica? Spesso sono i soldi pubblici. Investimenti per le strade, contributi per gli impianti, gestione delle risorse idriche. Qualcuno ha già deciso per noi che lo sci deve sopravvivere a ogni costo, anche quando non ha più senso naturale. Si spendono cifre folli in energia elettrica per congelare l'acqua e sputarla su un pendio, solo per non ammettere che la stagione è finita.
E poi c'è il costo invisibile, quello che ci tocca a tutti. L'acqua che serve per fare la neve artificiale non piove dal cielo per magia. Viene prelevata dai bacini, dai torrenti, dalle falde. In un periodo di siccità che ci sta mettendo in ginocchio, decidiamo che è più importante avere il campo da sci bianco per due settimane di gennaio che avere l'acqua per l'agricoltura o per i rubinetti di luglio. Non è normale, ragazzi. Non è normale.
Ancora noi, i cittadini, a finanziare indirettamente un modello che è diventato insostenibile. Gli impianti che chiudono, quelli dismessi che restano come scheletri di ferro sulle nostre montagne, sono il segno che qualcosa non torna. Eppure basterebbe avere l'onestà di dire: "La montagna è cambiata, non possiamo più fare come trent'anni fa". Invece si preferisce continuare a pompare soldi e acqua in un buco nero, sperando che il prossimo turista non si accorga che sotto la neve finta c'è solo fango e sassi.
Il conflitto è chiaro: da una parte c'è chi vede la montagna come un bancomat da spremere finché l'ultima goccia d'acqua non è stata trasformata in ghiaccio artificiale; dall'altra c'è il territorio che sta collassando. Chi decide? Chi decide non è chi vive in valle, non è chi deve fare i conti con la siccità, ma chi gestisce i flussi di cassa.
E allora?
Possiamo continuare a far finta di niente, a festeggiare i "numeri record" mentre i ghiacciai spariscono e le bollette dell'energia per i cannoni esplodono. Ma a che punto arriviamo? Quando l'acqua finirà del tutto? Quando l'ultimo impianto diventerà un rudere arrugginito perché non c'è più nemmeno il freddo per fare il ghiaccio?
Siamo davvero pronti a pagare il prezzo di un'illusione solo per non cambiare abitudini?