Il fatto
L'8 maggio, a Capriano del Colle, la Tenuta La Vigna organizza una passeggiata naturalistica sul Montenetto. Il programma: 5 chilometri a piedi con guida, visita in cantina e apericena. Il prezzo per partecipare? 35 euro a testa.
La storia
Provate a pensarci un attimo. Il Montenetto è lì, davanti ai nostri occhi, fa parte del nostro paesaggio, di quella terra che i nostri nonni calpestavano ogni giorno senza dover chiedere il permesso a nessuno e, soprattutto, senza dover tirare fuori il portafoglio. Era il posto dove si andava a respirare, a staccare la spina dal casino della città o della fabbrica, semplicemente camminando tra l'erba e i vigneti.
Oggi, invece, sembra che per "vivere" davvero il territorio ci voglia un invito formale e un pagamento anticipato. Hai capito bene: per scoprire la biodiversità — che sarebbe roba di tutti, per definizione — ora ci sono i percorsi guidati, gli istruttori certificati e l'aperitivo finale che chiude il cerchio. È diventata un'esperienza "confezionata", un prodotto da vendere come se fossimo turisti in un museo, e non gente di zona che vuole fare due passi nel verde.
Non dico che non sia bello fare una passeggiata organizzata o che l'aperitivo non sia invitante. Il problema è che ci stiamo abituando all'idea che ogni centimetro di terra, ogni sentiero e ogni vista panoramica debba avere un prezzo e un gestore. Se vuoi vedere il bello che abbiamo intorno, devi prenotare via WhatsApp e pagare la quota. Non è normale che la natura diventi un servizio a pagamento.
Chi paga, chi incassa
Qui sta il punto. Chi decide che per camminare sul Montenetto serva un "pacchetto"? Te lo spiego io: chi ha trasformato il paesaggio in un business. Da una parte ci sono i professionisti del trekking e le tenute vinicole che, giustamente, vogliono guadagnare dal loro lavoro. Dall'altra ci siamo noi, che ci tocca pagare per accedere a una "suggestione" che prima era gratuita e spontanea.
Il meccanismo è semplice: prendi un pezzo di territorio, ci aggiungi una guida certificata e un bicchiere di vino, e trasformi una camminata in un evento esclusivo. Chi incassa? Chi gestisce la struttura e chi organizza l'evento. Chi paga? Il cittadino che, per sentirsi parte della natura, deve sborsare 35 euro. E come se non bastasse, ti offrono pure lo sconto del 10% sui vini, così che tu possa spendere ancora di più prima di tornare a casa.
È un modo di intendere il territorio che mi fa imbestialire. Qualcuno ha già deciso per noi che il modo migliore di vivere il Montenetto sia questo: un percorso di 5 chilometri, un'ora e mezza di tempo prestabilito e un prezzo fisso. Come se la natura fosse un parco divertimenti con l'ingresso al botteghino. Ancora noi che ci convincono che per "apprezzare le eccellenze" serva un intermediario che ci dica dove guardare e cosa assaggiare.
Eppure basterebbe mantenere aperti i sentieri, promuovere il rispetto dell'ambiente senza recintarlo dietro a un costo d'ingresso e lasciare che la gente cammini liberamente. Certo, la guida è utile, l'aperitivo è piacevole, ma quando queste cose diventano l'unico modo "ufficiale" per vivere un luogo, stiamo scambiando la bellezza con il commercio.
Il rischio è che tra qualche anno, per fare due passi in un bosco o guardare un tramonto sulle colline bresciane, dovremo mostrare il QR code del pagamento. Stiamo privatizzando l'esperienza del paesaggio. Non è più "andiamo a fare un giro", ma "compriamo l'esperienza della passeggiata".
E allora?
Siamo davvero arrivati al punto in cui per sentirci "naturalisti" dobbiamo pagare un biglietto d'ingresso per un pezzo di terra che è sempre stato lì? Vogliamo continuare a comprare la natura a pacchetti o vogliamo tornare a riprenderci i nostri sentieri?