Il fatto

A Lonato del Garda, ogni terza domenica del mese, si tiene il Mercantico. È un mercato di antiquariato, modernariato e collezionismo attivo dal 1996, organizzato da volontari nel centro storico del borgo.

La storia

Immaginate la scena: vi svegliate la domenica, prendete la macchina, affrontate il traffico che verso il Garda è ormai un incubo perenne e arrivate a Lonato. Trovate le stradine acciottolate piene di vecchi televisori a tubo catodico, piatti di ceramica sbeccati che vengono venduti come "pezzi rari" e mobili che una volta stavano nelle case dei nostri nonni e che ora, magicamente, sono diventati vintage.

È un'atmosfera piacevole, non lo nego. Passeggi, guardi, magari compri un vecchio orologio che non funziona più ma "ha fascino". Intorno a te vedi centinaia di persone, molti turisti che vengono da fuori, e quel senso di comunità che sembra ancora esistere. Eppure, mentre cammini, non puoi fare a meno di chiederti: ma questo giro d'affari a chi giova davvero?

Perché per noi bresciani, quelli che vivono qui tutto l'anno e non solo quando c'è il mercatino, la realtà è diversa. Noi vediamo il borgo trasformarsi in un set fotografico per un giorno, mentre il resto della settimana ci chiediamo come fare a mantenere vivi i servizi per chi ci abita davvero, non per chi viene a fare "shopping di nostalgia".

Chi paga, chi incassa

Te lo spiego io come funziona. Da una parte abbiamo i volontari. Sì, i volontari. Persone che mettono il proprio tempo e la propria fatica per organizzare l'evento. È lodevole? Certo. Ma non è normale che nel 2024, in un territorio che pompa milioni di euro grazie al turismo del Garda, l'organizzazione di un evento che attira migliaia di persone gravi ancora sulle spalle di chi lavora gratis.

Poi ci sono gli espositori. C'è chi vende davvero pezzi di valore e chi, invece, ha riempito un furgone di roba presa nei mercatini dell'usato per rivenderla a prezzi gonfiati ai turisti della domenica. Qualcuno ha già deciso per noi che il modo migliore per valorizzare un borgo è trasformarlo in un centro commerciale a cielo aperto, dove l'oggetto "vecchio" diventa un bene di lusso.

E chi paga? Paghiamo noi, i residenti. Paghiamo con il caos, con i parcheggi intasati, con la gestione dei rifiuti che dopo queste giornate diventa un delirio. Paghiamo con l'idea che per essere "attrattivi" dobbiamo per forza mettere in piazza dei banchi di antiquariato, invece di investire in servizi che rendano la vita più facile a chi a Lonato ci vive e ci lavora ogni singolo giorno.

Il conflitto è semplice: da una parte c'è chi incassa il profitto immediato della giornata — l'espositore che vende il lampadario di cristallo, il bar che fa il pieno di spritz — e dall'altra c'è chi si ritrova a gestire il "dopo". Ci tocca ancora una volta accettare che il territorio venga usato come una vetrina, dove l'estetica del passato serve a coprire la mancanza di una visione per il futuro.

Basterebbe, eppure basterebbe, che una parte di quella ricchezza che gira durante il Mercantico tornasse concretamente sotto forma di investimenti per il quartiere, per le strade, per i giovani che non hanno voglia di vendere vecchi mobili ma vorrebbero aprire attività moderne e sostenibili. Invece, sembra che l'unica cosa che sappiamo fare sia celebrare il "vintage", mentre i nostri servizi pubblici invecchiano più velocemente di un mobile dell'Ottocento.

Hai capito bene: stiamo vendendo il passato perché non abbiamo il coraggio di costruire un presente che non dipenda solo dai turisti che passano una domenica pomeriggio a guardare oggetti polverosi.

E allora?

Il Mercantico continuerà a esserci, le date per il 2026 sono già scritte. Andremo, guarderemo, compreremo. Ma la domanda resta: vogliamo continuare a essere solo i "custodi" di un borgo-vetrina o vogliamo pretendere che chi gestisce queste risorse smetta di delegare tutto ai volontari e inizi a investire seriamente nella qualità della vita di chi non se ne va quando il mercato chiude?