Il fatto
Il 22 aprile a Sarezzo, nell'area verde della Valle, si riuniranno 250 bambini per celebrare il secondo anniversario dell'Albero della Pace. Un evento simbolico, con i piccoli che portano messaggi di fratellanza per ricordare che la guerra è un errore.
La storia
Immaginate la scena: i bambini che arrivano con i loro disegni, le maestre che coordinano, l'entusiasmo di chi crede ancora che basti un gesto per cambiare il mondo. È una cosa che scalda il cuore, davvero. Chi di noi non vorrebbe vivere in un mondo dove i figli non debbano conoscere il rumore delle bombe? A Sarezzo sanno come organizzare queste cose, sanno creare il momento giusto, la foto perfetta per il giornale locale.
Però, provate a fare un giro per le strade di Sarezzo o dei paesi limitrofi in un martedì qualunque, lontano dai riflettori delle cerimonie. Vedrete l'erba che cresce a metri nei fossi, i cestini strapieni che nessuno svuota per giorni e quei parchi che, tra un evento "simbolico" e l'altro, sembrano dimenticati da Dio e dagli uomini. Non è normale che per avere un po' di attenzione verso il verde serva un evento con 250 bambini, mentre per la manutenzione ordinaria ci vogliano i miracoli.
Te lo spiego io: siamo diventati maestri nel celebrare il "simbolo", ma siamo diventati pigri nel gestire la sostanza. Ci piace l'idea dell'albero che rappresenta la pace, ma poi ci lamentiamo se il vialetto per arrivarci è pieno di buche o se l'area verde della Valle, una volta spenti i flash delle macchine fotografiche, torna a essere un prato che aspetta che qualcuno, finalmente, passi con il tosaerba.
Chi paga, chi incassa
Qui arriviamo al punto. Chi ha deciso che la pace si coltiva con un evento una volta all'anno? Qualcuno ha già deciso per noi che il modo migliore per educare i bambini sia una cerimonia collettiva. Certo, l'educazione è fondamentale, ma l'educazione passa anche attraverso il rispetto quotidiano del territorio. Se porti un bambino a piantare un albero della pace, ma poi gli mostri che intorno a quell'albero nessuno raccoglie le carte per settimane, che messaggio gli stai dando davvero?
In queste situazioni, chi incassa è chi organizza l'evento. Chi gestisce l'immagine, chi si prende il merito della "bella iniziativa", chi può dire: "Guardate come siamo sensibili, come siamo uniti". È una moneta che non si conta in euro, ma in consenso e in pacche sulle spalle. È il modo più semplice per sentirsi a posto con la coscienza senza dover mettere le mani nella terra ogni singolo giorno dell'anno.
E chi paga? Paghiamo noi, i cittadini, con l'illusione che queste iniziative sostituiscano la gestione reale del territorio. Paghiamo con l'accettazione di un servizio che funziona a singhiozzo, ma che viene mascherato da momenti di grande poesia. Ci tocca ancora una volta accettare che l'eccezionale sia l'unica cosa che funziona, mentre l'ordinario è un disastro che nessuno vuole risolvere.
Eppure basterebbe un po' meno di coreografia e un po' più di operai. Basterebbe che l'attenzione che mettiamo a organizzare il corteo dei 250 bambini fosse la stessa che mettiamo a controllare che ogni area verde del comune sia sicura, pulita e accessibile 365 giorni l'anno. Invece preferiamo l'evento, perché l'evento è veloce, è visibile, è "instagrammabile". La manutenzione, invece, è noiosa, costa fatica e non ti fa fare il giro dei giornali.
Hai capito bene: stiamo scambiando la cura con la celebrazione. È come se in casa avessi il soffitto che crolla, ma decidessi di comprare un vaso di fiori bellissimo da mettere al centro del tavolo per dire che "ami la bellezza". I fiori sono splendidi, ma la pioggia continua a caderti in testa.
Non voglio che nessuno pensi che io sia contro i bambini o contro la pace. Ma sono stanco di vedere come ci vendono queste "pillole di bontà" per coprire l'assenza di una gestione seria del nostro spazio comune. La pace non è un albero che pianti una volta e poi lasci che si secchi perché non c'è nessuno che lo annaffia regolarmente. La pace è cura costante, è lavoro quotidiano, è non lasciare che le cose vadano a male.
E allora?
L'albero della pace a Sarezzo è un gesto bellissimo, ma è sufficiente? O è solo l'ennesimo modo per dirci che tutto va bene mentre intorno a noi il territorio cade a pezzi per mancanza di cure basilari?
Ci chiederemo ancora per quanto tempo se sia normale celebrare il futuro con i bambini, mentre ignoriamo il presente che ci circonda?