Il fatto

Sabato 18 aprile, dalle 15 alle 18, l'Associazione True Quality organizza un laboratorio creativo in Piazza Vittoria. I bambini dovranno ritagliare e incollare pellicole adesive su una struttura in legno chiamata "Il Castello", un'iniziativa nata da un patto tra Comune, Intesa Sanpaolo e Dedalus Cooperativa Sociale.

La storia

Immaginate la scena. Sabato pomeriggio, in mezzo al caos di Piazza Vittoria, tra il rumore dei motori e la fretta di chi deve prendere l'autobus, piazzano un castello di legno. Hai capito bene: un castello di legno. Poi arrivano i bambini, i genitori che cercano di non farli schiacciare dalla folla, e qualche volontario che spiega come si usa la colla e le forbici per fare un collage.

È la classica scena che ci vendono come "partecipazione". Ti dicono: "Vieni, decora il tuo pezzetto di piazza, sentiti parte della comunità". E noi, che siamo bresciani e sappiamo stare al gioco, portiamo i figli, facciamo i ritagli colorati e pensiamo che così la piazza stia cambiando faccia. È un'immagine carina, quasi tenera, se non fosse che succede in un posto che ogni giorno ci ricorda quanto sia difficile camminarci senza stress.

Il problema è che tra un adesivo e l'altro, ci dimentichiamo che quel castello è un oggetto calato dall'alto. Non è nato perché i residenti hanno chiesto un parco giochi, ma perché qualcuno ha deciso che "animare lo spazio" significasse mettere un gioco in legno e invitare la gente a colorarlo per qualche ora nel pomeriggio.

Chi paga, chi incassa

Ora, fermiamoci un attimo e guardiamo chi c'è dietro questa storia, perché è qui che sta il trucco. Te lo spiego io. Non è che il Comune si è svegliato una mattina e ha detto: "Facciamo un gioco per i bambini". No, qui c'è un "Patto di Collaborazione". E in questo patto troviamo nomi che non hanno nulla a che fare con il gioco dei bambini: una banca, Intesa Sanpaolo, e una cooperativa sociale, Dedalus.

Chi paga? Beh, i soldi per queste operazioni arrivano spesso da fondazioni o sponsor che, in cambio, si comprano una bella immagine di "responsabilità sociale". La banca mette i soldi, la cooperativa gestisce l'evento, l'associazione fa i laboratori. Tutti contenti, tutti con la coscienza pulita e un bel comunicato stampa in mano.

Chi incassa? Non parlo solo di soldi, ma di consenso. Il Comune può dire che sta "coinvolgendo i cittadini", la banca può dire che sostiene il territorio. Eppure basterebbe chiedersi: ma a noi, che viviamo qui, che ci cambia davvero? Il fatto che mio figlio abbia attaccato un adesivo su un pezzo di legno rende Piazza Vittoria un posto più sicuro? Rende l'aria più respirabile? Toglie il traffico che ci assale ogni mattina?

Non è normale che per "trasformare" una piazza del centro ci servano i soldi di una banca e un laboratorio di collage. È come se volessi riparare il tetto di casa che perde acqua mettendo un ombrello colorato in salotto: è carino da vedere, ma la pioggia continua a cadere. Ci dicono che è un "percorso di partecipazione", ma la partecipazione vera non è ritagliare una stellina di plastica; la partecipazione è decidere insieme come deve diventare la piazza, senza che qualcuno abbia già deciso per noi che il "Castello" è la soluzione.

Ancora una volta, ci tocca accontentarci delle briciole. Ci danno il permesso di decorare un oggetto, ma non ci danno il potere di cambiare la sostanza di come viviamo il centro città. Ci trasformano in "utenti" di un servizio creativo, invece di trattarci come cittadini che hanno idee, problemi e bisogni concreti. Ancora noi, a fare i comparse in un film scritto da uffici marketing e uffici comunali.

E allora?

Quindi, sabato andate pure in piazza, fate fare i collage ai vostri figli e divertitevi, perché i bambini hanno diritto di giocare ovunque. Ma mentre guardate quei colori attaccati al legno, chiedetevi: questo castello serve a rendere la piazza nostra, o serve solo a far sembrare meno brutto il fatto che non sappiamo più come gestirla?

Siamo davvero soddisfatti di un laboratorio di tre ore, o vogliamo una piazza che non abbia bisogno di "animatori" per essere vissuta?