Il fatto
La Grotta delle Sette Stanze (o della Spolverina) sul Monte Maddalena, un labirinto naturale di 300 metri, viene ora proposta come esperienza guidata a pagamento tramite l'associazione Xtreme Adventure. Il sito non è attrezzato per il turismo, ma l'accesso è regolato da prenotazioni via WhatsApp ed email.
La storia
Provate a ricordare le nostre nonne. Te lo spiego io: la "spolverina" non era un termine tecnico da geologo, era quella polvere calcarea che si prendeva lì, in quella grotta, per far tornare le pentole di rame a specchio. Era un pezzo di territorio che apparteneva a tutti, un luogo di fatica sì, ma era nostro. Un posto dove si andava perché faceva parte della vita di chi abitava queste colline, senza bisogno di un'app o di un modulo di prenotazione.
Oggi, invece, se vuoi scendere in quel buco, devi coordinarti con un'agenzia. Ti dicono che è un'avventura, che ci si sporca, che è "per tutti". Hai capito bene: è per tutti, a patto che tu abbia i soldi per pagare la guida e che ci sia un posto libero nel loro calendario. Quello che prima era un uso comune, quasi ancestrale, ora è diventato un "prodotto" da vendere in pacchetti per adulti e ragazzi dai 12 anni in su.
Immaginate la scena: arrivi al parcheggio di Sant'Eufemia, in via Indipendenza, e scopri che per entrare in un pezzo di montagna che è lì da millenni devi aver mandato un messaggio su WhatsApp indicando il cognome e il turno. Sembra quasi di chiedere il permesso per entrare in casa propria, mentre il Monte Maddalena guarda tutto dall'alto.
Chi paga, chi incassa
Qui arriviamo al punto. Qualcuno ha già deciso per noi che l'unico modo sicuro e legale per esplorare queste grotte sia passare attraverso un intermediario. La scusa è sempre la stessa: la sicurezza, l'attrezzatura, l'accompagnamento professionale. Certo, è vero che andare a zonzo nel sottosuolo può essere pericoloso, ma non è normale che l'unico accesso a un bene naturale diventi un business privato.
Chi paga? Paghiamo noi, i cittadini, i curiosi, i bresciani che vorrebbero riscoprire le proprie radici senza dover fare un bonifico. Paghiamo per avere il "permesso" di camminare nel fango e tra le rocce calcaree. Ci tocca accettare che il territorio venga "pacchettizzato" per essere venduto come esperienza adrenalinica.
Chi incassa? Incassa chi ha avuto l'intuizione di trasformare un luogo pubblico in un'escursione organizzata. Chi gestisce le prenotazioni, chi decide quanti posti mettere per turno, chi stabilisce il prezzo del biglietto per "diventare protagonisti per un giorno". Il profitto nasce dalla privatizzazione di fatto di un luogo che, per natura, non ha cancelli né biglietterie.
E poi c'è il dettaglio che fa riflettere: dicono che la grotta "non è attrezzata da un punto di vista turistico" e che verranno messi dei supporti per agevolare gli spostamenti. Ancora noi a finanziare, indirettamente, l'adeguamento di un sito naturale che probabilmente rimarrà comunque sotto il controllo di chi gestisce il servizio. In pratica, si prende un luogo selvaggio, lo si rende "comodo" e poi si fa pagare il biglietto per visitarlo.
Non è che siamo contro le guide o contro chi lavora per far conoscere il territorio. Il problema è che stiamo scivolando in un sistema dove nulla è più gratuito o libero. Se vuoi vedere una grotta, devi pagare. Se vuoi camminare in un bosco particolare, forse tra un po' ti chiederanno il QR code. Eppure basterebbe un minimo di gestione pubblica, un sentiero segnalato, qualche norma di sicurezza chiara e il luogo resterebbe di tutti.
Invece preferiamo delegare a privati la gestione del nostro tempo libero. È più comodo, dicono. Sì, è più comodo per chi incassa, mentre a noi resta l'illusione di fare un'avventura, quando in realtà stiamo solo seguendo un percorso prestabilito da qualcuno che ha deciso che quel pezzo di roccia è una miniera d'oro.
E allora?
Siamo davvero arrivati al punto in cui per entrare in un buco nella montagna serve un'agenzia di "Extreme Adventure"? Quando è successo che il nostro territorio è diventato un parco giochi a pagamento dove l'accesso è regolato da un messaggio WhatsApp?
Ci sta bene che la spolverina delle nonne sia diventata un'attrazione turistica per chi ha il portafoglio gonfio, o vogliamo tornare a chiederci a chi appartiene davvero la terra sotto i nostri piedi?