Il fatto
Torna a Bornato l'evento "Franciacorta in Fiore". Una rassegna che trasforma il paese in un giardino a cielo aperto, attirando visitatori e appassionati di botanica tra le strade del comune.
La storia
Immaginate la scena. Vi svegliate domenica mattina, uscite di casa e vi trovate Bornato tutta addobbata, profumata, che sembra uscita da una cartolina. I turisti arrivano a ondate, scattano foto ai vasi, ammirano le esposizioni e si godono la passeggiata. È bello, certo. A chi non piace vedere i fiori? A me piacciono, a voi piacciono, a tutti piace l'idea di un paese che sorride.
Però, provate a guardare oltre il petalo più colorato. Provate a pensare a chi, per arrivare a quell'estetica perfetta, ha dovuto spostare vasi, montare strutture e coordinare tutto. E pensate a cosa succede il lunedì mattina, quando l'ultimo turista è tornato a casa con la sua foto sul cellulare e i fiori iniziano a appassire sotto il sole di maggio. Restano i rifiuti, restano i residui, resta il vuoto.
È la solita storia di noi bresciani: ci piace fare le cose in grande, ci piace che il mondo veda quanto siamo bravi a organizzare, ma poi ci dimentichiamo che il paese è di chi ci vive, non di chi ci passa per un pomeriggio per fare due passi tra un calice di bollicine e un'ortensia.
Chi paga, chi incassa
Qui arriva il punto. Te lo spiego io come funziona. C'è chi organizza, chi sponsorizza e chi decide che "il fiore è l'immagine giusta" per vendere il territorio. Qualcuno ha già deciso per noi che l'identità di Bornato, in quei giorni, deve essere quella di un giardino. Bello, d'accordo, ma chi ha chiesto ai residenti se preferivano più parcheggi o strade meno congestionate durante il weekend?
Poi c'è la questione dei soldi. Gli eventi portano indotto, dicono. Incassano i bar, incassano chi vende i prodotti locali, incassa l'immagine del brand "Franciacorta". Ma chi paga il conto reale? Paga chi deve sopportare il traffico bloccato, chi non può parcheggiare davanti al proprio garage, chi vede il proprio quartiere diventare un parco giochi per visitatori che non sanno nemmeno dove si trova il municipio.
Non è normale che l'estetica diventi più importante della gestione quotidiana. Ci tocca sempre questo gioco: mettiamo il tappeto rosso (o in questo caso, i fiori) per far piacere agli altri, mentre magari a due strade di distanza c'è un marciapiede che cade a pezzi o un fosso che non viene pulito da mesi. Eppure basterebbe un briciolo di onestà per dire: "Facciamo la festa, ma usiamo una parte di questi guadagni per sistemare ciò che serve a chi resta qui tutto l'anno".
Invece no. Si preferisce l'evento "lampo". Quello che fa notizia, quello che finisce sui giornali, quello che fa dire "che belli i bresciani". Ma a noi, che ci svegliamo ogni mattina in questo territorio, di cosa serve una sfilata di fiori se poi sentiamo che le decisioni vengono prese in qualche ufficio chiuso, senza che nessuno ci chieda: "Ma a voi sta bene così?".
Hai capito bene: il conflitto non è tra chi ama i fiori e chi no. Il conflitto è tra chi usa il territorio come una vetrina per incassare e chi invece il territorio lo vive, lo soffre e lo paga con la pazienza di ogni giorno. Ancora noi a fare da sfondo per le foto degli altri, mentre i problemi veri restano lì, nascosti sotto un vaso di begonie.
È un meccanismo oliato: l'evento crea l'immagine, l'immagine attira il cliente, il cliente spende. Ma in questo giro di soldi, quanta parte torna davvero alla manutenzione della nostra qualità della vita? Quanta parte serve a rendere Bornato un posto migliore non solo per tre giorni di maggio, ma per i 365 giorni dell'anno?
E allora?
Andate a vedere i fiori, godetevi la bellezza, perché la bellezza non è un peccato. Ma mentre camminate, chiedetevi: questo colore serve a rendere il paese più bello o solo a coprire le crepe di ciò che non funziona?
Non è troppo chiedere che la cura per il "fiore" sia la stessa cura che hanno per chi abita qui ogni singolo giorno, vero?