Il fatto

La Valsabbina Millenium Brescia ha spazzato via la Costa Volpino con un 0-3 netto (16-25, 21-25, 16-25). Vittoria schiacciante, finale conquistata e un dominio totale in campo che non lascia spazio a repliche.

La storia

Siamo tutti contenti per i nostri, certo. Chi non vorrebbe vedere Brescia in cima? Ma provate a fare il percorso di chi, per andare a sostenere la squadra o per seguire questi eventi, deve combattere con una città che sembra progettata per farti venire l'esaurimento nervoso. Immaginate il tizio che parte da un quartiere periferico, che prende la macchina perché il mezzo pubblico è un terno al lotto, e che passa più tempo a cercare un parcheggio che a guardare il set.

È la solita storia bresciana: abbiamo l'eccellenza in campo, abbiamo la grinta, abbiamo i risultati che fanno invidia a tutti, eppure basterebbe un minimo di organizzazione per rendere queste vittorie una festa per tutti, non solo per chi ha il pass o per chi abita a due passi dal palazzetto. Invece ci ritroviamo a fare i salti mortali per partecipare a qualcosa che dovrebbe essere un momento di aggregazione.

Te lo spiego io: quando una squadra vince così, l'entusiasmo sale. Ma l'entusiasmo sbatte contro il muro della realtà quotidiana. Se per andare a vedere una finale devi pianificare l'operazione come se fosse un assalto al Bastione, allora c'è qualcosa che non quadra. Non è normale che il successo sportivo sia l'unica cosa che funziona a meraviglia, mentre tutto il resto intorno gira a vuoto.

Chi paga, chi incassa

Qui arriva il punto. Qualcuno ha già deciso per noi che il successo sportivo basti a giustificare ogni disagio. Chi incassa? Beh, chi gestisce i diritti, chi vende i biglietti, chi organizza gli eventi di gala per celebrare la scalata verso la finale. Loro vedono i numeri, vedono il "travolgente" 0-3 e sorridono perché il brand cresce e i soldi girano nei circuiti giusti.

E chi paga? Ancora noi. Paghiamo noi che ci spostiamo tra il traffico di Brescia e provincia, paghiamo noi con il tempo rubato alla famiglia per stare in coda, paghiamo noi che troviamo parcheggi creativi in mezzo al fango perché le infrastrutture sono rimaste agli anni '80. Paghiamo noi l'illusione che "tanto la squadra vince", come se il risultato sul tabellone cancellasse il fatto che arrivare allo stadio sia diventata un'impresa eroica.

Non è che non vogliamo festeggiare, è che ci siamo stufati di essere l'ultima ruota del carro. Ci dicono che Brescia è "travolgente", ma a me sembra che a essere travolti siamo noi, tra un cantiere infinito e un trasporto pubblico che sembra fare i capricci ogni volta che c'è un evento importante. Ci tocca accettare che l'organizzazione sia sempre un passo indietro rispetto al talento degli atleti.

Il conflitto è semplice: da una parte c'è chi vede lo sport come un prodotto da vendere, un'immagine di forza e autorità da sbandierare nei giornali. Dall'altra ci siamo noi, i cittadini, che vorremmo solo che l'autorità di cui si parla in campo venisse applicata anche a chi deve gestire i flussi di persone, i trasporti e l'accoglienza di una città che si dice moderna ma che spesso inciampa nei suoi stessi piedi.

È facile scrivere "finale conquistata con autorità" quando sei seduto in una poltrona a scrivere l'articolo. Prova a farlo mentre cerchi di capire se il bus passerà mai o se devi vendere un rene per pagare il parcheggio privato che è spuntato come un fungo proprio davanti all'ingresso. Lì l'autorità sparisce e resta solo il nervoso di chi sa di essere stato dimenticato.

Quindi, mentre i giornali celebrano il dominio della Valsabbina Millenium, noi restiamo a chiederci perché l'efficienza della squadra non sia contagiosa per chi gestisce il territorio. Perché i campioni corrono, ma i servizi pubblici strisciano?

E allora?

Siamo contenti della vittoria? Sì, certo che lo siamo. Ma vogliamo continuare a essere quelli che "si adattano" mentre gli altri decidono come dobbiamo muoverci e quanto dobbiamo faticare per un pomeriggio di sport?

Fino a quando accetteremo che l'eccellenza sia solo sul tabellone e mai nell'organizzazione della nostra vita quotidiana?

[image_prompt]A frustrated middle-aged Italian man leaning against his car in a crowded, chaotic parking lot near a sports arena, looking at a digital scoreboard in the distance, realistic photojournalism style, overcast sky, urban Brescia background.[/image_prompt] [tags]volleyball,brescia,trasporti,organizzazione,valsabbina[/tags] [category]territorio[/category]