Il fatto
La Regione ha indetto un tavolo tecnico per la gestione delle risorse idriche, convocando enti e amministrazioni per discutere come gestire l'acqua tra agricoltura, industria e consumo domestico. In pratica, si siedono intorno a un tavolo per decidere come spartire l'oro blu mentre il clima impazzisce.
La storia
Immaginate la scena. Siete in giardino, o magari state cercando di dare un po' d'acqua alle piante sul balcone in via Cavour o in un cortile a Pisogne. Leggete che c'è "siccità" e che bisogna risparmiare. Poi sentite che, a chilometri di distanza, in un ufficio climatizzato, quattro persone in giacca e cravatta stanno decidendo quando e quanta acqua potete usare voi, e quanta invece deve andare a alimentare i grandi impianti o le colture intensive.
È la solita storia bresciana: noi che lavoriamo, noi che paghiamo le bollette, noi che vediamo i nostri torrenti che diventano rigagnoli, e poi scopriamo che esiste un "tavolo". Ma chi siede a quel tavolo? C'è qualcuno che sa cosa significa avere un orto che secca o una piccola impresa che non può fermare i macchinari perché manca l'acqua? No, ci sono i tecnici. Quelli che parlano di "volumi", "portate" e "gestione integrata".
Il problema è che l'acqua non è un numero su un foglio Excel. L'acqua è quella cosa che ti serve per lavarti i denti, per far bere i figli, per non far morire il raccolto di chi ha investito tutta la vita nella terra. Eppure, ogni volta che c'è un'emergenza, la soluzione è sempre la stessa: si crea un comitato, si fa una riunione, si scrive un verbale. E intanto l'acqua scivola via, o non arriva proprio.
Chi paga, chi incassa
Te lo spiego io come funziona questo gioco. Da una parte ci sono i grandi gestori e le industrie. Loro hanno i tubi grossi, hanno i contratti blindati e, soprattutto, hanno il potere di stare seduti a quel benedetto tavolo. Per loro l'acqua è un costo di produzione o un asset da gestire. Se manca l'acqua, si trova un modo per averla comunque, perché fermare una fabbrica costa milioni.
Dall'altra parte ci siamo noi. Il cittadino comune, il piccolo agricoltore della bassa, il commerciante. A noi non danno un posto a tavola. A noi arriva la notifica sul cellulare che dice: "Vietato innaffiare dalle 8 alle 20". Hai capito bene: a noi tocca il sacrificio, a loro tocca la gestione.
Chi incassa in questa storia? Incassano quelli che vendono le consulenze per "gestire l'emergenza". Incassano le aziende che montano sistemi di irrigazione costosissimi che solo chi ha i soldi può permettersi. Mentre noi cerchiamo di capire come risparmiare dieci litri al giorno, qualcuno sta già progettando nuove infrastrutture che costeranno migliaia di euro, che ovviamente pagheremo noi attraverso le tariffe.
Non è normale che la gestione di una risorsa vitale sia diventata una partita a scacchi tra enti regionali e grandi utenze. Qualcuno ha già deciso per noi che l'acqua è una merce da spartire in base a chi urla più forte o a chi ha più peso economico. Ancora noi a fare i bravi, a chiudere il rubinetto mentre vediamo i grandi sprechi che nessuno ha il coraggio di fermare perché "servono all'economia".
Eppure basterebbe un minimo di trasparenza. Basterebbe dire chiaramente: "L'acqua è poca, ecco chi ha la priorità e perché". Invece preferiscono il linguaggio del "tavolo idrico", che serve a nascondere il conflitto. Perché se ammettessero che l'acqua non basta per tutti, dovrebbero iniziare a fare scelte scomode. E fare scelte scomode significa rischiare di scontentare chi ha i soldi e il potere.
Ci dicono che è una questione tecnica. Balle. È una questione di potere. Chi controlla il rubinetto controlla tutto. E mentre loro discutono di "strategie a lungo termine", noi restiamo a guardare il contatore che gira e il cielo che non piove.
E allora?
Quindi, restiamo a guardare mentre i "tecnici" decidono il nostro destino idrico tra un caffè e un documento ufficiale? Quanto tempo ancora dobbiamo aspettare prima che l'acqua smetta di essere una pratica amministrativa e torni a essere un diritto di tutti, non solo di chi ha un invito a sedersi al tavolo della Regione?
Ma voi, avete ancora fiducia in chi decide per voi mentre i vostri rubinetti iniziano a tossire?